Pianeta Terra

Serie 1

sabato, 26 maggio alle 11:10

Fatti

Una seconda serie di uguale successo

Le seconde serie soltanto raramente riescono a raggiungere la stessa popolarità delle prime, ma Pianeta Terra – il seguito della serie di enorme successo, Pianeta Blu – è l'eccezione che conferma la regola. Gli indici d'ascolto di molti episodi di Pianeta Terra hanno superato quelli della serie originale del 2001. I telespettatori l'hanno adorato: secondo il rendiconto pubblicato da BBC per l'anno 2007, l'indice di gradimento del pubblico per Pianeta Terra era più alto di quello per qualsiasi altro programma britannico trasmesso in TV nello stesso anno.

Tutte creature maestose e... rare

Uno degli obiettivi di questa serie era di immortalare gli animali che non sono mai stati ripresi prima, poiché, nei casi delle specie che si avviano verso l'estinzione, questa sarebbe stata una delle ultime occasioni per avvistarli. Pianeta Terra è riuscito a collezionare una serie di numerosi “esordi” del piccolo schermo, tra cui le uniche immagini di orsi polari che nuotano sott'acqua, catturate grazie alla tecnica delle riprese aeree, filmati di una nuova specie di pesce cieco delle grotte della Thailandia e della sfuggente volpe tibetana a caccia di pika.

Forse il traguardo più ambizioso che è stato quello di catturare i momenti più intimi della vita del leopardo delle nevi, la Greta Garbo della natura. Il produttore ha rivelato la reazione del cameraman, Mark Smith, nel momento in cui è riuscito a filmare una sequenza piuttosto lunga di un leopardo delle nevi mentre cacciava una capra di montagna: “Era quasi in lacrime.”

Imprevisti all’ordine del giorno

I produttori del programma non erano soltanto a caccia di animali mai ripresi prima: volevano anche filmare luoghi che le persone avranno soltanto raramente la possibilità di visitare. Il quinto episodio è ambientato nel Deserto del Gobi in inverno e rivela un paesaggio inatteso: è ricoperto di neve. Il produttore Alistair Fothergill ha commentato così: “Non è soltanto squisitamente meraviglioso vedere centinaia di chilometri di dune ricoperte di neve ma per il pubblico sarà anche straordinariamente sorprendente.” La neve è uno spettacolo piacevole anche per i cammelli che popolano la zona, poiché ne hanno bisogno per mantenere l'equilibrio corporeo dei liquidi e riuscire sopravvivere.

Come si chiama quella canzone?

Ogni volta che la band post-rock Sigur Rós scrive una canzone, inventa un soprannome. Quando hanno bollato Hoppípolla (dall'album Takk...) la “canzone dei soldi” hanno avuto ragione. Hoppípolla è stata utilizzata da BBC nel trailer di Pianeta Terra. Ha ottenuto una tale popolarità che la casa discografica è stata costretta a farla uscire di nuovo in un singolo, che ha fatto guadagnare al gruppo la più alta posizione in classifica mai raggiunta prima. Questo pezzo indie classico ha poi mantenuto il suo legame con Sir David Attenborough, poiché fu usato durante il montaggio della presentazione del suo lavoro in occasione del conferimento del Lifetime Achievement Award (Premio alla carriera) durante i National Television Awards. Per Sigur Rós è stata senza dubbio la canzone dei soldi.

L’unica opportunità di catturare uno scatto

È stato necessario un estenuante tiro alla fune durato per oltre un anno e mezzo, prima di convincere le autorità norvegesi a concedere il permesso di riprendere gli orsi polari nell'arcipelago di Kong Karls Land. Qui, venticinque anni fa, furono scoperte quaranta tane di orsi polari e da allora non è mai stato consentito l'accesso all'uomo per garantire la massima protezione. “Quando il governo norvegese ha finalmente concesso l'autorizzazione,” spiega il produttore della serie, “ci hanno detto: - Bene, avete a disposizione soltanto un tentativo, dopo di ché e nessuno sarà più autorizzato a tornare.” Nonostante l'incredibile pressione, il nostro team è riuscito a catturare quella sorprendente sequenza di una madre di orso polare nel momento in cui esce dalla tana.

La pizza a domicilio anche sul tetto del mondo

Durante le riprese in Nepal per filmare la migrazione della damigella di Numidia, il team aveva scalato i costoni di una delle valli più profonde della zona per ottenere un buon punto di osservazione. Peccato che un giorno, i membri dell'equipaggio si siano dimenticati di portare il pranzo. Questo errore non era passato inosservato all'ostello dove alloggiavano e sebbene avessero raggiunto un'altitudine di circa 4.400 m, il ricercatore Jeff Wilson fu colto di sorpresa quando si trovò di fronte alla scena che li aspettava sulla cima: “Un ragazzo del posto apparve con due pizze calde fumanti, incartate in un foglio di alluminio, che sarebbero state il nostro pranzo.” Niente male per un servizio di consegna a domicilio!

Un alito di gelo

Durante le riprese sul versante orientale del Monte Everest, in volo su quello che una volta era un aereo spia britannico, il gelo invernale ha creato non poche difficoltà. Il team stava volando a un'altitudine di circa 8.500 m, pronto a immortalare i primi raggi di sole che avrebbero illuminato la vetta, quando il cameraman si accorse che l'immagine sul monitor era annebbiata: la lente anteriore si era congelata. Rimanevano soltanto pochi istanti e poi avrebbe perso lo scatto, dunque doveva agire in fretta: si arrampicò in avanti e accanto a una porta aperta – respirando con l'aiuto di una maschera d'ossigeno a una temperatura di -20°C – riuscì a svitare la parte anteriore della macchina fotografica e a pulirla, proprio per il rotto della cuffia.

I pesci fra le dita

Durante le riprese del pesce d'acqua dolce più pericoloso al mondo, il piranha, ci saremmo immaginati che il team avrebbe adottato delle misure protettive considerevoli. Sebbene fossero stati avvertiti dagli esperti locali di non avventurarsi troppo in profondità nell'oscurità sotto l'intricato manto di vegetazione acquatica e di non rimanere fermi troppo a lungo, poiché i piranha avrebbero potuto scambiarli per cadaveri e dare loro un morso, dopo tre settimane di preparazione, il cameraman, Peter Scones, non è stato neanche sfiorato dalla frenesia che lo circondava e non ha avuto alcun problema a filmare senza indossare guanti. Fortunatamente le sue dita sono scampate a un attacco dei pesci dai terrificanti denti triangolari!

Surgelati

Per filmare nella Grotta di Lechuguilla, negli Stati Uniti, il team è rimasto sotto terra per 10 giorni, poiché non era possibile ritornare in superficie. Il loro soggiorno sotterraneo, tuttavia, ha consentito loro di svelare la straordinaria bellezza di queste grotte. La pavimentazione nella Caverna della Baia del Ghiacciaio (Glacier Bay Cavern) sembrava scolpita in grandi pezzi di ghiaccio. Tuttavia, lo spettacolo più sorprendente è stato la Sala da Ballo dei Lampadari di Cristallo (Chandelier Ballroom), dove dal soffitto scendevano collane di sei metri di cristalli delle dimensioni di una mano. Il produttore Huw Cordey la definisce un'esperienza ultraterrena: “Avevo l'impressione di essere stato rimpicciolito e di essere stato chiuso in un enorme vano frigorifero vuoto.”

Difficoltà in paradiso

La sfida di realizzare il primato televisivo di riprendere le paradisee nel momento in cui si mostrano è stata particolarmente difficile. Il problema è che quando questi uccelli decidono di farlo sono piuttosto esigenti. Il loro comportamento lunatico farebbe invidia a star del calibro di Mariah Carey. Tra le loro necessità rientrano: una femmina nelle vicinanze che possa ammirare lo sfoggio di colori, una quantità sufficiente di cibo nell'area circostante, una temperatura non troppo calda ma neanche troppo umida (nelle annebbiate e umidissime foreste della Nuova Guinea), durante la performance non possono essere disturbati e devono essere dell'umore giusto. Non ci sorprende dunque che il cameraman Paul Stewart abbia impiegato oltre due mesi e 600 ore di appostamento, in condizioni tutt'altro che paradisiache, nascosto dietro un cespuglio di n metro quadrato, prima di riuscire a catturare il magico scatto che tanto desiderava.